di Marco Cerruti
Ricordo una frase di Philippe Daverio che ben esprimeva l’importanza per una società di saper distinguere
l’opera di un grande artista da quella di uno mediocre: “le società si riconoscono in base alle opere nelle quali esse stesse si riconoscono”. E’ quindi crucciale saper distinguere e quella di Cattelan non può essereco nsiderata grande arte.
Le va riconosciuto però il merito di documentare il periodo storico nel quale stiamo vivendo. Cattelan è un uomo di grande intelligenza, ben conosce i meccanismi che reggono l’attuale sistema del mercato dell’arte e con le sue opere li sfrutta e li critica al tempo stesso.
In questo mi fa ricordare Andy Warhol quando affermava che “un buon affare è la migliore opera d’arte…”.
Qui sta la vera qualità di Cattelan: nel rendersi perfetto interprete, attraverso le sue opere, di un sistema dell’arte in cui il ruolo dei galleristi è sempre più quello di meri operatori finanziari in grado di creare e sostenere il mercato degli artisti da loro scelti. Le grandi gallerie diventano brand riconosciuti dal mercato internazionale a cui i collezionisti si affidano.
In un mondo dell’arte in cui la critica ha perso progressivamente il ruolo di bussola che storicamente aveva nel guidare le scelte, non c’è più da stupirsi trovando una banana appesa nelle sale di un museo.







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