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  • Sincronicità e Astrologia, Numerologia, Kabbalah

    Sincronicità e Astrologia, Numerologia, Kabbalah

    di Mauro Manetti

    Il nostro modo di pensare e la nostra scienza vedono gli avvenimenti secondo la legge di CAUSA E DI EFFETTO che viene considerata una verità assoluta. La cultura e la mentalità cinese, invece, si preoccupano dell’aspetto accidentale degli eventi e si interessano delle COINCIDENZE perché il loro concetto delle connessioni temporali è molto diverso dal nostro. Per noi ogni istante è parte di una catena temporale ed è determinato dall’istante precedente ma, per i cinesi  l’ISTANTE CONTIENE TUTTO, passato presente e futuro. Ciò è dovuto al PRINCIPIO DI SINCRONICITA’, di cui parla il famoso psicologo JUNG nella sua prefazione a i CHING, notissimo libro di saggezza cinese utilizzato per cercare consigli ai vari problemi della vita. Secondo questo principio l’UNIVERSO E’ UN’UNITA’ in cui tutti gli elementi che lo compongono sono in correlazione fra di loro e TUTTE LE COSE E GLI ESSERI SIMILI VIBRANO ALL’UNISONO, al di là delle barriere spaziali e temporali. La nostra. scienza ha già trovato esempi di questa legge nel mondo subatomico.

     ASTROLOGIA

    La Sincronicità piega perché l’oroscopo steso per il momento della nascita di una persona contiene la totalità della sua vita e può essere visto come un MODELLO DI PREDISPOSIZIONI CARATTERIALI e, inoltre, come un  PROGRAMMA DI VITA che indica, a grandi linee, il percorso da seguire per poter crescere materialmente e spiritualmente.

    Questo è possibile perché, sempre secondo Jung, siamo noi stessi che, dal nostro mondo interiore, proiettiamo i simboli e i miti che appartengono al patrimonio culturale dell’umanità sul movimento dei corpi celesti del nostro sistema solare. Infatti, non a caso, i nomi dati ai pianeti appartengono alla mitologia greca. Mercurio, Venere, Marte, Giove, ecc, sono divinità dell’Olimpo greco che rappresentano dei tipi psicologici umani diversi l’uno dall’altro.

    SEGNI ZODIACALI

    Sono una divisione simbolica in 12 parti uguali dell’eclittica, cioè del percorso della Terra attorno al Sole, da non confondersi con le 12 costellazioni omonime usate in astronomia. Ogni segno è un modello psicofisico completo che indica un tipo di struttura fisica e caratteriale particolare. Si dice che una persona è di un certo segno se, al momento della nascita, il Sole si trovava in quel segno. Precisiamo che non ci sono segni migliori o peggiori ma, in ognuno di essi, si può trovare la persona poco evoluta, quella con evoluzione media e quella eccezionale, come uno scienziato, un’artista, uno statista, ecc. Tutto dipende dall’insieme dell’oroscopo e, in larga misura, dalla volontà del soggetto di progredire.

    NUMEROLOGIA

    La Numerologia  si  fonda   sui  numeri  della data di nascita e sul nome registrato alla nascita tradotto in numeri. II simbolismo dei numeri da 1 a 9, che riflette quello dei sette giorni della Creazione nella Bibbia.

    L’Universo è creato dal Verbo, il Logos Divino. La parola crea in continuazione nel nostro mondo, perché il linguaggio umano non è solamente un mezzo di comunicazione fra gli uomini ma è il continuo agire degli archetipi della creazione. Le lettere e le regole grammaticali riflettono le leggi fondamentali della Creazione Divina.

    Il nome che ci viene dato alla nascita, normalmente dai nostri genitori, i “Nomi d’Arte”, che alcuni si scelgono, sono legati a eventi sincronici. Gli eventi storici che accadono quando nasciamo sono in sincronia con il nostro destino, quando cambiamo nome, questo emerge dalla nostra interiorità che vibra in sintonia con il momento storico. La sincronicità non si limita alla nostra dimensione abituale, ma coinvolge le dimensioni superiori del Cosmo e della nostra anima. Perciò i numeri che ci riguardano possono svelare il nostro essere interiore nel suo coinvolgimento con il mondo.

    Una riflessione, o meditazione, sul simbolismo dei numeri, dei miti e degli archetipi può essere utile per sviluppare il senso della sacralità e della bellezza della nostra vita.

    KABBALAH

    Alla base dell’architettura dell’universo differenziato che studiamo con  la  Fisica classica c’è un potenziale quantico che agisce come “Campo di Forma”. Infatti è un campo cresativo che sussiste in un infinito continuo presente che dà forma alle cose secondo le nostre scelte consapevoli o subconsce. 

    Nel Sepher Yetzirah (Libro della Formazione) si trova un concetto vicino a quello espresso dalla fisica quantistica. Infatti al di là del tempo e dello spazio le lettere dell’alfabeto ebraico, dette Otiot, sono gli archetipi della forma. Esse danno forma al tempo, agli organi del corpo umano, ai segni zodiacali e ai pianeti dell’Astrologia.

    Quando la coscienza umana era abbastanza evoluta da poter comprendere la rivelazione del mondo archetipico, le Otiot si sono rivelate all’uomo come proiezione subconscia sulle costellazioni celesti, permettendo la nascita dell’Astrologia. Questa scienza sacra corrisponde alla presa di coscienza dell’unità dell’uomo con il cosmo.

    Inizialmente c’erano solo le costellazioni e lo zodiaco, composto da 12 Segni Siderali, centrato su delle particolari stelle fisse. Con il passare del tempo il movimento apparente del sole sull’eclittica si è allontanato dalle costellazioni originali, e le Otiot sono state proiettate su questo ciclo dando luogo ai Segni Tropicali, che hanno mantenuto gli stessi nomi delle costellazioni.  Ciò significa che la rivelazione iniziale si è spostata sulla vita dell’uomo sulla Terra e i segni zodiacali indicano l’elaborazione che l’uomo fa nella sua vita della coscienza dell’unità uomo-cosmo.

    Le Otiot formano anche il nostro linguaggio collegandoci con il mondo degli archetipi. I nostri nomi provengono da questo mondo e indicano un cammino da percorrere per evolvere verso una coscienza superiore.

  • Dal digitale alla Val d’Orcia per ripensare l’arte

    Dal digitale alla Val d’Orcia per ripensare l’arte

    Di Manuela Macelloni

    Che cosa è arte? Questa è una di quelle domande che hanno perseguitato molti filosofi da Plotino fino ad arrivare a Heidegger, ma il punto della questione oggi si fa sempre più arduo.

    Se l’arte umanista aveva una sua precisa dimensione nella quale l’essere umano emergeva da una natura esterna e attentamente forgiata dalla sua mano, gli animali erano presenti come ornamenti per mostrare sempre e solo l’emergenza della condizione umana, con l’arte postumanista le cose cambiano molto.

    E, potremmo in qualche modo dire, che proprio l’arte sia una delle forme di espressione che meglio incarna l’essenza del postumanismo. È infatti una mostra del 1992 curata da Jeffrey Deitch a sdoganare il concetto di postumanismo al grande pubblico.

    Il curatore propone una serie di artisti che pongono il corpo quale palcoscenico stesso dell’arte, l’umano non è più una figura “essenziale” ed impenetrabile, ma diviene appunto direttamente permeato dagli elementi circostanti. Che si tratti di forme inorganiche (macchine) od organiche (animale, natura) l’arte coglie l’umano all’interno della metamorfosi che gli ultimi cento anni gli hanno imposto.

    Il secolo corto, infatti, è stato il teatro dell’incursione della tecnica nella realtà, cambiando molte delle prospettive, ma soprattutto cangiando la percezione che l’umano ha di sé stesso. Dal centro dell’universo, fonte di conoscenza e saggezza etica egli si trova dinanzi a un organismo non organico in grado di sminuire programmaticamente le sue facoltà.

    È il filosofo tedesco Anders, nell’opera L’uomo è antiquato, a definire l’umano una faulty construction, appunto per evidenziare la fallibilità e l’inadeguatezza che l’uomo percepisce dinanzi alla macchina. La nuova lettura della condizione umana porta l’uomo a non essere più saldo sulle proprie certezze antropocentriche e a dover mettere in seria discussione il suo ruolo all’interno della realtà: questa rilettura diviene il tema principale di tutta l’arte a venire, un’arte che non ha la funzione di rassicurare ma di perturbare, che non mette in scena l’ordine Apollineo, quanto il caos Dionisiaco.

    Ciò detto per comprendere come la domanda circa l’arte accompagni anche la domanda relativa all’identità della nostra condizione di esseri umani.

    Credo che all’interno dei differenti progetti che il mondo artistico ci propone è anche interessante, oggi, “come” può essere fruita l’arte.

    È da un’idea di Rosanna Brambilla e Alessandro Ficola che ha preso forma il progetto del Val d’Orcia Art Festival. La fruizione delle opere è avvenuta prima attraverso una galleria online dove gli utenti hanno potuto esprimere le loro preferenze ed ora, a partire dal 6 di dicembre, con una mostra permanente fino al 6 gennaio nella città di Chiusi all’interno del Museo Civico. Sarà in questo luogo che i finalisti esporranno le loro opere per la votazione finale da parte di una giuria di esperti, ma soprattutto sarà quella dimensione dove le loro opere troveranno un nuovo luogo in cui respirare oltre lo spazio della rete.

    Gli artisti in gara sono diversi e presentano differenti modi di esprimere l’arte che comprende la pittura, la fotografia, la scultura, il disegno; tuttavia, la cosa straordinaria di questa impostazione è sfruttare la democraticità dello spazio della rete; se si vuole visitare la mostra basta andare sul sito www.valdorciaartfestival.com.

    L’arte, soprattutto oggi, ci appare come un fenomeno elitario riservato solo ad “alcuni” e questi non sono umani a caso, quanto persone con una certa posizione sociale e politica nella nostra società ancora intrisa di umanismo.

    Inoltre, spesse volte, ci lamentiamo di come vengano usati male gli spazi di vera tangibilità, che ha prodotto il fenomeno tecnico e di uno spazio – che ci piaccia o meno – realmente esistente che è quello del digitale; sono convinta che questa proposta di Brambilla e Ficola che permette all’arte di essere non solo democratica, ma anche virale sia una nuova possibile esperienza della dimensione artistica. Prima conosciamo opere ed autori nello spazio digitale, nel loro non essere un corpo o nell’essere un corpo in proiezione, poi, in un secondo momento, possiamo godere della materialità reale dell’arte incontrandola dal vivo appunto al Museo Civico di Chiusi.

    Questa mostra, che vi consiglio di visitare, ha valore non solo per le opere esposte ma per l’innovatività con cui ci consente ad approcciarci all’arte. Non solo il non-organico ci penetra e ci trasforma, ma modifica anche le nostre esperienze del mondo, compresa quella artistica.

    L’inaugurazione della mostra fisica si terrà il giorno 6 dicembre alle ore 17.30 presso il Museo Civico di Chieti; abbracciati dalla storia si tenterà di scrivere una nuova storia che unisce arte, digitale, reale e virtuale.

    Un’occasione da non perdere!

    Scopri i podcast di Manuela Macelloni