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  • Contemporaneo al bivio, tra rinnovamento estetico e cedimenti dimercato.

    Contemporaneo al bivio, tra rinnovamento estetico e cedimenti dimercato.

    di Fulvio Ravagnani

    Il panorama dell’arte contemporanea vive oggi una fase di intensa trasformazione, dove le tensioni estetiche si intrecciano in maniera sempre più stretta con i meccanismi del mercato. Non si tratta soltanto di nuovi linguaggi e tematiche, ma di un vero e proprio riposizionamento del sistema, segnato da entusiasmi innovativi e allo stesso tempo da fragilità strutturali. Sul piano dei contenuti, gli artisti si confrontano con le urgenze più pressanti della contemporaneità.

    La riflessione sull’identità e sull’inclusione, un tempo confinata a spazi marginali, è ormai pienamente accolta dalle principali istituzioni e biennali. Opere come quelle della boliviana Violeta Ayala, che intrecciano intelligenza artificiale, oralità indigena e narrazione femminile, o i mondi digitali dell’artista cinese Lu Yang, in cui avatar e cosmologie orientali dissolvono il concetto stesso di genere e corporeità, mostrano come l’arte oggi sia al tempo stesso documento politico ed esperienza estetica. Parallelamente, emerge con forza l’interesse verso la tecnologia e i suoi limiti.

    Mostre come Inanimate, presentata a Londra, interrogano l’intimità mediata da algoritmi, la memoria dei corpi digitali e la sottile frontiera tra umano e non-umano, mettendo in luce quanto l’AI non sia solo un mezzo formale, ma anche un oggetto di critica culturale. Eppure, nonostante la spinta tecnologica, non si può parlare di un superamento delle forme tradizionali. Al contrario, si assiste a un ritorno della pittura e della scultura, spesso reinterpretate con un approccio materico e ibrido. Installazioni che combinano elementi organici e sintetici, opere che uniscono tessuti, oggetti domestici e suono, esperienze immersive che oscillano tra intimità e spettacolarità: tutto concorre a costruire un’estetica dell’ibrido, dove il concetto di medium è sempre più poroso e secondario rispetto alla capacità di generare esperienze e relazioni.

    Se dal punto di vista stilistico l’orizzonte appare fertile e complesso, quello del mercato si rivela più instabile. Secondo il The Art Basel & UBS Art Market Report 2025, il settore Post-War e Contemporary ha registrato nel 2024 un fatturato complessivo di circa 57,5 miliardi di dollari, in calo del 12% rispetto all’anno precedente. Una frenata significativa, che si inserisce dopo anni di crescita e che segnala la vulnerabilità di un mercato fortemente polarizzato: Stati Uniti, Cina e Regno Unito concentrano da soli circa l’80% del valore delle vendite. Non meno eloquente è il dato relativo al segmento “ultra- contemporaneo”, ovvero gli artisti nati dopo il 1975, che ha visto un crollo del 37,9% tra il 2023 e il 2024, sintomo della fragilità di un comparto ancora fortemente speculativo. Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la distribuzione dei prezzi.

    Se le cronache celebrano i record d’asta di Jean-Michel Basquiat, capace di generare fino a 240 milioni di dollari in vendite, o le quotazioni milionarie di Yoshitomo Nara e George Condo, la realtà per la maggioranza degli artisti è ben diversa. Oltre la metà dei lotti venduti alle aste contemporanee nel 2024 hanno registrato un prezzo inferiore ai 610 dollari, e quasi l’80% non ha superato i 3.370 dollari. La distanza tra il ristretto vertice dei trophy artists e la larga base della produzione contemporanea appare quindi sempre più drammatica, rivelando una disuguaglianza interna che rischia di soffocare la sperimentazione.

    In questo contesto, il profilo dei collezionisti sta cambiando. Accanto ai grandi investitori internazionali, emerge una generazione più giovane, sensibile ai temi di inclusione, sostenibilità e accessibilità, con disponibilità economiche più contenute, ma con un ruolo crescente nel ridefinire i criteri di valore. Il collezionare non è più soltanto una forma di investimento, ma diventa partecipazione a un progetto culturale e politico.

    Anche le politiche fiscali cercano di sostenere il mercato: l’Italia, ad esempio, ha recentemente abbassato l’IVA sulle opere d’arte dal 22 al 5%, nel tentativo di stimolare il commercio interno e di rafforzare il ruolo dei collezionisti locali. L’impressione complessiva è quella di un sistema in bilico. Da un lato, l’arte contemporanea continua a rinnovarsi, trovando nella tecnologia e nei temi sociali una linfa creativa vitale; dall’altro, il mercato che la sostiene sembra meno solido, sempre più esposto a oscillazioni globali, disuguaglianze interne e tensioni speculative.

    La sfida dei prossimi anni sarà quella di costruire infrastrutture culturali e finanziarie capaci di garantire sostenibilità anche agli artisti meno noti, valorizzando il pluralismo delle pratiche senza piegarle alla logica del profitto immediato. Solo così il contemporaneo potrà trasformare le proprie fragilità in occasioni di rinnovamento e continuare a rappresentare, nel bene e nel male, la complessità del nostro tempo.