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  • MY LITTLE HOUSE,UNA IDEA DA REPLICARE

    MY LITTLE HOUSE,UNA IDEA DA REPLICARE

    di Fulvio Ravagnani

    MY LITTLE HOUSE è un progetto di residenza d’artista nomade nato nel 2014. Per una settimana un artista vive e lavora nella casa di persone che non hanno a che fare con l’arte contemporanea, producendo un lavoro frutto di quell’esperienza e appositamente realizzato per gli spazi che lo hanno ospitato. Nasce così un progetto di arte relazionale che viene presentato al pubblico attraverso una mostra.

    “L’obiettivo è sempre stato quello di disintermediare l’arte contemporanea, di renderla più accessibile, di far scoprire il valore che l’arte può avere nella quotidianità di tutti noi.” dichiara Fulvio Ravagnani.

    Dopo le edizioni di Milano, Catania, Taranto e Rivello (PZ), il festival Microcosmi porta MY LITTLE HOUSE in uno dei luoghi più belli della costa Cilentana in provincia di Salerno: la Taverna del Lupo, sulla Spiaggia dei Francesi. Qui l’artista Giovanni Morisi ha usato la sua pratica editoriale itinerante per lavorare sulla storia di Saverio Gagliardi, detto il Lupo e delle 4 generazioni che lavorano in un luogo magico all’ombra di alberi secolari di Carrube.

    Saverio è più di un pastore, è anche musicista autodidatta e sulla spiaggia, raggiungibile solo in barca dal paese di Scario, ha creato la Taverna del Lupo, in cui si mangiano i formaggi prodotti dal caseificio aperto sui colli di San Giovanni a Piro, dalla figlia Luana, e altre ricette cucinate dalla famiglia. 

    Giovanni Morisi ha scelto di focalizzarsi sulla capacità della musica di Saverio di rinfrancare dalle fatiche del lavoro. I canti popolari dagli avi e le canzoni scritte da lui sono il suo patrimonio più prezioso, che sta tramandando a figli e nipoti per mantenere vivi i racconti della propria famiglia e della propria terra, incastonata tra mare e montagna. Saverio è un uomo dalla saggezza ancestrale, un vero e proprio cantastorie che incanta e fa commuovere i visitatori.

    Utilizzando la tecnica del frottage l’artista ha catturato e restituito su carta la superficie vibrante degli strumenti di Saverio: tamburelli, fisarmoniche, strumenti a fiato. Queste tracce sono diventate motivi decorativi che incorniciano semplici fogli A4. In un secondo momento creativo – generato dall’incontro, nell’ambito della performance LE SOLEIL, con i famigliari di Saverio, gli abitanti e i lavoratori stagionali di Scario – Morisi ha chiesto di scrivere frasi tratte da testi di canzoni a cui sono legati, sopra uno scanner alimentato da un pannello solare. Le parole sono così diventate parte integrante dell’opera. Stampate sulla stessa carta dove sono state eseguite le cornici a frottage, i testi dialogano con i segni a matita che li incorniciano, intrecciando memoria personale, collettiva e pratica artistica.

    Sul molo di Scario durante i giorni del festival e alla Taverna del Lupo fino a fine settembre si potranno vedere le opere create con doppio passaggio tra analogico e digitale collettivamente da Giovanni Morisi, Saverio con la sua famiglia e gli abitanti di questa terra. Un’opera di arte relazionale, ma anche una sorta di gioco dell’oca, in cui ogni A4 rappresenta una casella, allegoria della vita umana di questi luoghi, un viaggio iniziatico e spirituale verso il ricongiungimento con le proprie origini ed emozioni profonde.