Se è vero che il paesaggio è sintesi di natura e cultura e da sempre educa e ispira l’atto creativo, non può stupire che quello senese e della Val d’Orcia in particolare, sia stato maestro d’innumerevoli artisti che nei secoli ne hanno saputo interpretare lo spirito più autentico. Dalle campagne trecentesche degli affreschi di Ambrogio Lorenzetti ai celebri paesaggi senesi di Zoran Mušič, dai film di Franco Zeffirelli agli scatti di Berengo Gardin e Franco Fontana, innumerevoli sono le opere degli artisti che il territorio senese in ogni epoca ha ispirato.
Pochi altri luoghi come questa incantevole parte di Toscana, ci aiutano a comprendere il significato di etica del paesaggio, un concetto già chiaramente intuito nel trecento da Ambrogio Lorenzetti che lo tradusse nel ciclo di affreschi dell’ Allegoria ed effetti del buono e del cattivo governo nel Palazzo Pubblico di Siena. Qui infatti l’etica degli uomini si rispecchia con grande evidenza nell’estetica del paesaggio da loro stessi generato.
Ripercorrendo a ritroso la storia dell’arte del ‘900 legata al territorio della Val d’Orcia, ci sorprende la personalità poliedrica di Dario Neri (1895 – 1958): artista, intellettuale ed imprenditore di successo nato in queste terre, colui che Enzo Carli definì “Il maggior pittore senese del nostro secolo. Il pittore delle crete”.
Dario Neri nacque a Vescovado di Murlo, in provincia di Siena, nel 1895, interruppe gli studi tecnici per dedicarsi all’arte e si formò a Firenze dove fu allievo del pittore e incisore Adolfo De Carolis. Nel 1914 ottenne l’abilitazione all’insegnamento all’Accademia delle Belle Arti e negli anni ’20 e ’30 dimostrò una grande versatilità artistica occupandosi di pittura, decorazione parietale, design di arredi, grafica editoriale e xilografia. Neri divenne noto in particolare per i suoi paesaggi che ritraggono le campagne senesi, il Chianti e la Val d’Orcia. Nel 1944, fondò a Firenze la casa editrice Electa, specializzata in pubblicazioni d’arte che sotto la sua guida divenne un punto di riferimento internazionale nel settore. Collaborò con importanti intellettuali del suo tempo, tra cui il critico d’arte Bernard Berenson e lo scrittore Carlo Emilio Gadda che lo definì “Il pittore della campagna senese”.
Così l’artista stesso sintetizzò il suo modo di fare pittura:
“Io non adopero più, effetti impressionistici perché la vastità del paesaggio non comporta facili giochi di luci brillanti e il colore si richiede parco come in un affresco. Dà molto risalto invece al volume perché la forma di questo paesaggio lo esige e con un ragionato chiaro-scuro ricerco una plastica precisa”.
Neri vede la materia, le forme e i volumi che formano il paesaggio e ne ricerca l’essenza più profonda, quel potere evocativo della terra che non può essere rappresentato attraverso “l’attimo luminoso” di memoria impressionista, ma piuttosto con una pittura plastica di forme ben definite nello spazio, dove le ombre chiaroscurali e l’atmosfera sospesa aiutano il pittore a rendere il senso evocativo dell’enigma.
Dario Neri esprime una concezione quasi panica della natura, una felice fusione con essa che la pittura gli permette di raggiungere. Affermò:
“Queste monotone desolate distese di argilla rotte da burroni, da fossi, da crepacci, che ora si coprono di verde e del rosso dei prati, del giallo del grano maturo e poi ritornano desolatamente bianche e nude fino a che l’autunno non vi accende macchie d’oro e di viola dei querceti e l’inverno col gelo le riduce deserti lividi, mi esaltano e mi commuovono e dipingendole io mi sento perfettamente felice. […]”
I paesaggi di Neri hanno anche la capacità di racchiudere quella dimensione atemporale che ancora oggi si avverte percorrendo le valli senesi o affacciandosi dalla loggia di Palazzo Picolomini a Pienza, la stessa che ispirò il doppio loggiato voluto da Neri per la sua casa di Campriano. Qui, nel prospetto volto verso la campagna, progettato dal Rossellino, ci pervade una sensazione di perfetto equilibrio tra natura e lavoro umano, tra paesaggio e architettura, tra etica ed estetica, qui è ancora possibile avvertire con forza quella presenza viva del genius loci, l’essenza stessa del paesaggio senese, quello spirito del luogo che le tele di Dario Neri ci possono aiutare ancora una volta ad evocare.